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11 settembre. La rabbia e la vergogna

L’11 Settembre 2001 il terrorismo islamico lancia la sua sfida globale all’Occidente, abbattendo le Torri gemelle di New York. L’11 Settembre del 2021 il terrorismo islamico insedia il proprio governo nell’Emirato afghano, subito costituito nei giorni del precipitoso ritiro delle truppe USA e Nato.

Nei giorni seguenti l’11 Settembre 2001 il Presidente Bush dichiara guerra al terrorismo islamico. Nei giorni precedenti l’11 Settembre 2021 il Presidente Biden firma, di fatto, la resa al terrorismo islamico.

Tra queste due date si consuma il fallimento politico, morale e simbolico dell’Occidente guidato dalla superpotenza americana. Non c’è altro da dire. Il resto rischia di essere retorica oppure giustificazionismo più o meno interessato.

Per cui l’11 Settembre, da giorno della rabbia e dell’orgoglio, si è trasformato nel giorno della rabbia e della vergogna. Anche perché -diciamocelo francamente- ai Talebani l’Afghanistan è stato servito su di un piatto d’argento.

Mai vittoria militare, politica e simbolica fu infatti più annunciata e assicurata di così.

La verità è che l’Amministrazione USA ha voluto scegliere i Talebani quali interlocutori per farne i futuri dominatori dell’Afghanistan. Nell’illusione che essi possano garantire stabilità ad una regione perennemente insicura e quindi pericolosa per la comunità internazionale.

Il tutto naturalmente alla faccia dei diritti umani, della libertà e della democrazia. E così: prima sono stati scarcerati alcuni terroristi legati ai Talebani; poi sono state intraprese trattative dirette e riservate con questi ultimi. Per arrivare infine alla decisione unilaterale (con la Nato a guardare) di ritirarsi dall’Afghanistan secondo modalità la cui gestione ha ricordato il nostro 8 Settembre del 1943.

Un altro abbattimento delle Torri Gemelle

Mentre il Presidente Biden si preoccupava unicamente di affrettare l’abbandono dell’Afghanistan entro il 1 Settembre, in modo da lasciar mettere ai Talebani il loro inquietante sigillo sull’anniversario dell’11 Settembre. Non so se Biden (tra un sonnellino e una lacrimuccia) se ne renda davvero conto, ma è come se le Torri gemelle -considerate metaforicamente quali colonne dell’Occidente- fossero state abbattute un’altra volta.

Certo, ci sarà chi verrà a dirci che gli Americani si sono accordati con i terroristi di ieri per meglio contenere e combattere i terroristi di oggi. Peccato però che i Talebani non facciano tali distinzioni. Come dimostra pure la composizione del loro governo, farcito di terroristi di ieri e di oggi.

Il fatto è che l’Occidente non può accettare una politica disinvoltamente e pericolosamente cinica, pena la sua totale perdita di identità etica e ideale. L’Occidente ha vinto la guerra fredda perché si presentava come una  civiltà saldata su valori liberali e su istituzioni democratiche. Ma l’Occidente ha perso la guerra al terrorismo islamico perché, tradendo se stesso, ha preferito ridursi a mero riferimento geografico.

Il dato vero allora, nella sua spietata crudezza, è che l’11 Settembre di questo 2021 il terrorismo islamico festeggia la sua vittoria nella guerra dichiaratagli vent’anni fa dall’Occidente. Punto.

Il nostro pensiero vada quindi alle vittime di questa guerra volutamente persa: a tutti i soldati morti, a cominciare dai nostri militari italiani; ai civili afghani condannati a sprofondare nell’inferno talebano; e alle splendide coraggiose donne afghane che non vogliono arrendersi al loro crudele destino. Sono loro l’unica luce in questa ora di tenebre. Perché animate da una speranza più forte di qualsiasi rassegnazione.

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