Articoli

Biennale d’arte di Venezia 2022, il debutto del padiglione della Namibia

Alla Biennale d’arte di Venezia debutta il Padiglione della Namibia presentando un progetto di Land art, “The Lone Stone Men of the Desert”. L’esposizione alla Biennale, dal titolo A Bridge to the Desert, è curata da Marco Furio Ferrario, che ha scoperto le opere nel 2015 e proposto la creazione del Padiglione con il desiderio che questo – attraverso lo spirito e i messaggi delle opere -, diventi un ponte e un invito a scoprire lo straordinario tessuto artistico namibiano. Una vera e propria riflessione sulla condizione umana raccontata da una serie di sculture apparse alcuni anni fa nella regione del Kunene del deserto del Namib, il più antico del mondo. Le sculture, in pietre del deserto e tondini di ferro, hanno fattezze umane stilizzate e gli autori hanno scelto di non firmarle in origine, identificandole solo con una frase e un numero: rappresentano le diverse culture, distanti, ma in cerca di un incontro per trovare insieme il posto del genere umano nella natura, raffigurata dal deserto stesso, che non è solo contesto di un’opera site-specific, ma parte integrante dell’opera stessa.

Solo – Padiglione della Namibia – Photo Credit RENN

Copyright reserved Jens SchneiderTravel Channel Namibia

Ma c’è un’altra chiave di lettura fondamentale. Sono solo due le tipologie di osservatori che possono entrare in relazione con l’opera: gli Himba – tra le ultime tribù umane a vivere ancora in uno stato pretecnologico – e i pochi, fortunati e coraggiosi viaggiatori che si spingono ad esplorare il deserto – per lo più appartenenti a gruppi sociali opposti agli Himba, con stili di vita fortemente tecnologizzati e urbanizzati.

Le opere diventano dunque come un “ponte sul deserto”, dove quest’ultimo rappresenta la distanza culturale tra le popolazioni del mondo, ma anche la situazione critica raggiunta nel rapporto tra l’umanità nel suo complesso e la Terra come nicchia biologica. Consapevoli dell’irrilevanza personale di fronte ai temi trattati dall’opera, gli autori si celano dietro lo pseudonimo RENN, rifiutando qualsiasi connotazione e riconoscimento. Così l’artista torna a essere quel mezzo Kantiano “attraverso cui la Natura dà la sua regola all’arte” (Critica del Giudizio, 1790). Una tacita critica all’individualismo spinto della contemporaneità che si traduce in un concetto di collettività, di unione e incontro, al di fuori di gerarchie, influenze e contaminazioni. Punto di partenza del Padiglione sarà una mostra fotografica documentaristica, allestita presso l’antico Casello delle Polveri della Certosa, grazie alla collaborazione con Vento di Venezia, la società che gestisce il programma di rigenerazione dell’isola, che presenta al pubblico una selezione di fotografie raffiguranti le sculture protagoniste del progetto di land art, o meglio, desert art: il possibile inizio di una tale nuova corrente – che prende elementi dalla street-art, dalla land-art e dalla pop-art – è argomentato nella curatela e nella mostra.

My backyard – Padiglione della Namibia – Photo Credit RENN

Copyright reserved Jens SchneiderTravel Channel Namibia

Il Padiglione si sviluppa poi attraverso un percorso di installazioni immersive distribuite negli ambiti più suggestivi del parco, invitando i visitatori a una caccia all’opera sull’isola, in modo analogo a come avviene nel deserto. Si possono anche trovare diverse sculture site-specific realizzate da RENN e poste in dialogo con il contesto che le accoglie, con degli elementi di sorpresa durante tutta la durata della Biennale Arte 2022. 

Leave a Reply

Your email address will not be published.