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«Caro cardinal Zuppi, se a Ferragosto, per qualche ora, alla Dozza…»

Eminenza, perdoni l’ardire di un laico digiuno di cose di chiesa, e che le osserva con l’occhio di chi non fa parte della “comunione”. Sono mille le emergenze di questi tempi: la guerra in Ucraina, la crisi economica, la siccità, la pandemia, una classe politica che non sa uscire dal pantano in cui sembra sprofondare ogni giorno di più. Poi ce n’è una, non meno drammatica, ma ignorata, dimenticata. Quella della giustizia e del suo epifenomeno: le carceri, le condizioni in cui vivono non solo i detenuti, ma l’intera comunità penitenziaria.

Ho sotto gli occhi i dati raccolti nel suo ennesimo rapporto dall’associazione Antigone. In questa torrida estate, leggo che nelle celle i ventilatori sono oggetti rari. Sconosciuti o quasi frigoriferi, condizionatori o docce nelle celle, pur previsti dal regolamento penitenziario del 2000 a partire dal 2005: e siamo al 2023!

«La calda estate delle carceri», è il titolo del rapporto di Antigone: riforme giudiziarie al palo per via della crisi di governo; la pandemia con quello che comporta; e le quotidiane condizioni di vita, le celle ridotte a luogo di tortura, perfino l’acqua, elemento base, razionata, a singhiozzo: “Il Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria, con una circolare, autorizza l’acquisto dei ventilatori nel ‘ sopravvitto’’, si legge nel rapporto di Antigone. “ ma la loro disponibilità varia da carcere a carcere; il fatto che l’acquisto sia a spese dei detenuti fa sì che non tutti abbiano possibilità di comprarne uno”.

Rarissimo il frigorifero nelle celle, nel 58% non c’è la doccia, anche se previste dal regolamento. Nel 44,4% degli istituti ci sono camere con schermature alle finestre che impediscono il passaggio d’aria. Detenuti sempre oltre la capienza. I dati del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria aggiornati al 30 giugno parlano di 54.841 persone detenute, quando la capienza regolamentare sarebbe di 50.900 posti, con un tasso di affollamento ufficiale del 107,7%. Ma secondo Antigone il dato è più alto: dalle schede degli istituti penitenziari italiani, pubblicate dal ministero della Giustizia, risultano 3.665 posti non disponibili.

La capienza effettiva dunque scende a 47.235 posti e il sovraffollamento sale al 112%. Ben 25 istituti presentano un tasso superiore al 150%, con picchi di oltre il 190%. Una cinquantina gli istituti ( su 190) il cui tasso si attesta tra il 100 e il 120%; un’altra cinquantina nella fascia 120- 150%. Tra i casi più critici: Latina, ( 194,5%); Milano San Vittore ( 190,1%); Busto Arsizio ( 174,7%). Una quarantina i detenuti che si sono tolti la vita nei primi sei mesi dell’anno, uno ogni 5 giorni.

Di recente il Garante dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello descrive le allucinanti condizioni dei detenuti del carcere napoletano di Poggioreale: 2.207 detenuti stipati in un carcere che ne può ospitare 1.571, costretti a convivere anche in dieci in celle “ dotate di un solo ventilatore, a volte anche guasto. Un carcere con almeno un centinaio di detenuti con problemi di natura psichica: detenuti che vedono uno dei due psichiatri presenti nel carcere al loro ingresso e, se va bene, quasi un anno dopo”.

Purtroppo, non è un caso isolato. Non sono situazioni, realtà di cui dovrebbero interessarsi sindaci, presidenti di Regione, parlamentari? Napoli… Al laico digiuno di cose di chiesa viene in mente quel passaggio del Vangelo di Matteo (25,35- 44), un “manifesto” per credenti o no che si sia: “… Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato…”.

Eminenza, anche Lei Matteo (il caso fa bene le cose): anche di recente ha richiamato l’attenzione di tutti e di ciascuno “per far cambiare in meglio il carcere”, e respingere “la tentazione di buttar via la chiave, e cercare invece quelle giuste per favorire recupero e reinserimento dei detenuti”.

Eminenza: chi le scrive ha raccolto l’appello del Partito Radicale e impiegherà qualche ora del suo Ferragosto per andare nelle carceri, per ascoltare l’intera comunità penitenziaria, e dimostrare che non tutti si dimenticano, non tutti restano indifferenti. Sarebbe bello trovarci, anche solo per qualche ora, a Bologna. Non crede eminenza? Alla Dozza ne avrebbero, ne sono certo, consolazione. (*direttore di Proposta Radicale)

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