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«Censura e violenza, la Russia sta vivendo la sua ora più buia»

L’avvocato Vladimir Voronin ha difeso Alexei Navalny, uno dei maggiori oppositori di Putin. Il clima si fa sempre più pesante, dopo l’annuncio del capo del Cremlino sulla mobilitazione generale. La gente protesta. Le madri russe temono che i loro figli tornino dal fronte nelle bare. Fra qualche giorno, inoltre, agli uomini potrebbe essere vietato espatriare.

Intanto, Navalny, per la quinta volta in due mesi, è finito nella cella di punizione per aver criticato proprio la mobilitazione e per aver invitato i suoi connazionali a scendere in piazza. Insomma, una situazione sempre più pesante per i russi che vorrebbero esprimere liberamente il loro pensiero ed opporsi alle scelte sempre più scellerate del padre-padrone della Russia. «Lo Stato russo – dice Voronin al Dubbio – non ha mai apprezzato i diritti umani. I valori europei sui diritti umani sono sempre stati dichiarati solo a parole, in realtà nessuno li ha mai osservati. Non è un caso che la Russia non si attenga alle decisioni della Cedu. Siamo ormai in caduta libera».

Avvocato Voronin, la mobilitazione generale sta creando molta tensione. È la scusa per un’ulteriore repressione del dissenso?

Sicuramente. Le autorità russe hanno già iniziato a usare la mobilitazione come arma di pressione. Dopo l’annuncio della mobilitazione, si sono svolte proteste in molte città, la gente è scesa in piazza e almeno 1.400 persone sono state arrestate. Ci sono casi in cui gli ufficiali dei commissariati militari si sono rivolti al dipartimento di polizia per arruolare giovani detenuti, invitandoli a presentarsi all’ufficio di registrazione e arruolamento militare. Le autorità dicono apertamente: “Se scendi in piazza per protestare contro la guerra e la mobilitazione, sarai il primo a partire per il fronte. Resta a casa e taci, decideremo tutto senza di te”.

È una vecchia tattica di chi detiene il potere, che mira a sotterrare il dissenso e la vita politica con ogni mezzo. Una repressione iniziata con le restrizioni immaginarie del coronavirus, che non sono state ancora revocate in Russia. Non è più necessario indossare mascherine e guanti, non è necessario fare vaccini, mantenere il distanziamento sociale, ma è comunque impossibile che più di due persone si radunino per strada. La polizia considererà l’assembramento una protesta non autorizzata e può trattenere i partecipanti.

Come vanno le cose in merito alla difesa dei diritti umani? Il lavoro degli avvocati si è complicato negli ultimi anni?

Lo Stato russo non ha mai apprezzato i diritti umani. Vorrei ricordarvi che per numero di ricorsi alla Corte europea la Russia è al secondo posto, dopo la Turchia. I valori europei sui diritti umani sono sempre stati dichiarati solo a parole, in realtà nessuno li ha mai osservati. Numerosi i casi di tortura sui detenuti, pressioni psicologiche, minacce, detenzioni ingiustificate, pressioni sui parenti dei detenuti. E non sto parlando della violazione dei diritti di coloro che sono nelle carceri.

In Russia sono detenute circa 520mila persone. Da quest’anno la situazione è peggiorata ulteriormente, perché la Russia non è più membro del Consiglio d’Europa e non si attiene alle decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo. Se prima, per noi russi, questa era l’unica possibilità di ottenere giustizia, ora siamo stati privati di tale accesso alla giustizia. Non vedo alcun motivo per parlare di speranza e di un cambiamento in meglio. Non ho dubbi rispetto al fatto che la situazione peggiorerà. Siamo ormai in una caduta libera.

Lei ha difeso Alexei Navalny. Putin lo teme ancora?

Sì, certo. Putin ha paura di Alexei Navalny. Altrimenti, come si può spiegare che i servizi russi lo abbiano avvelenato uccidendolo quasi? Navalny e i suoi collaboratori sono ora in prigione con accuse inventate, per commesso crimini particolarmente gravi. Il governo russo, dopo molte indagini anticorruzione da parte del team di Navalny in riferimento ad alti funzionari, ha intrapreso azioni volte ad eliminare l’opposizione politica. L’avvio di procedimenti amministrativi e penali contro gli oppositori ha lo scopo di intimidire e reprimere il dissenso.

Le autorità hanno iniziato a muovere gravi accuse senza alcun fondamento per costringere gli oppositori ad andarsene dalla Russia. Qualcuno è davvero partito, qualcuno ora è in prigione e non si sa quando uscirà. Secondo l’organizzazione russa per i diritti umani,  “Memorial“, in Russia oggi più di mille persone sono perseguitate per motivi politici.

Navalny è ancora un avversario politico insidioso per Putin?

Penso di sì. Ci sarebbero molti più oppositori se, durante i suoi ventidue anni al potere, Putin non avesse costruito un sistema in cui l’opposizione non ha l’opportunità di condurre una lotta politica. In Russia è impossibile registrare un partito politico, a meno che non sia concordato con l’amministrazione presidenziale. È impossibile, dunque, portare avanti una vera opposizione. Non appena diventi troppo attivo, i servizi segreti ti dedicano le loro attenzioni. I rischi? Essere avvelenato o messo in prigione, o essere costretto a lasciare il Paese.

Politici, giornalisti (si pensi al caso Marina Ovsyannikova) e avvocati stanno pagando in prima persona per aver espresso il loro dissenso. È l’ora più buia per la Russia?

Se vivi in Russia e ti muovi in linea con quanto impongono le autorità, non avrai problemi. Ma se fai un passo diverso e mostri il tuo dissenso, allora, la macchina politica della repressione può agire contro di te. A proposito, vorrei ricordare che Maria Ovsyannikova fa parte della macchina propagandistica di Putin da anni. Dopo il 2014, quando Putin ha annesso la Crimea e avviato le ostilità nel Sud- est dell’Ucraina, ha continuato a lavorare sul principale canale statale per altri otto anni.

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