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Come la pandemia ha messo a dura prova anche i diritti

di FRANCESCO DE FELICE

I diritti al tempo della pandemia è il filo conduttore del Rapporto 2020 sullo stato dei Diritti in Italia, dell’associazione “A Buon Diritto Onlus”, presentato ieri mattina in diretta facebook da Luigi Manconi, presidente di “A Buon Diritto”, Alessandra Trotta, moderatora della Tavola Valdese, e dalle autrici e gli autori dei capitoli del Rapporto, consultabile sul sito www.abuondiritto.it. Il rapporto, ideato da “A Buon Diritto Onlus”, grazie al sostegno dell’Otto per Mille Valdese, dal 2014 racconta lo stato di salute dei diritti nel nostro Paese.

Alla ricerca hanno lavorato 18 autrici e autori, due webmaster, un illustratore e la redazione di “A Buon Diritto”. Ogni capitolo racconta un diritto, la sua storia, a che punto siamo arrivati. Con la pandemia molte cose sono cambiate, e anche i diritti sono stati messi a dura prova. Nell’aggiornamento di quest’anno del Rapporto, i ricercatori e le ricercatrici autori dei 17 capitoli si sono concentrati sull’impatto che la pandemia da Covid- 19 ha avuto su tutti i settori della vita quotidiana e sulla sfera dei diritti, con ripercussioni tangibili in ambito sociale, educativo, economico, lavorativo.

Si va dalla libertà di espressione e di informazione al pluralismo religioso, dalla salute e dalla libertà terapeutica all’ambiente, l’istruzione e il lavoro. E ancora i diritti di persona e disabilità, profughi e richiedenti asilo, migrazione e integrazione, rom e sinti, Lgbtqi+, autodeterminazione femminile, salute mentale, dati sensibili, diritto dell’abitare, minori e prigionieri.

Il Covid 19, come si sottolinea nel Rapporto, “ha inciso molto sui minori e le limitazioni alla libertà di circolazione del primo diritto emergenziale hanno determinato una forte compressione dei diritti di relazione dei minori, soprattutto del diritto alla bigenitorialità e del rapporto con i nonni”. Sono dovuti intervenire i tribunali per “chiarire se, in assenza di indicazioni diverse dal noto principio di bilanciamento dei diritti fondamentali, l’esigenza di contenimento del contagio potesse giustificare la soppressione del diritto del genitore non collocatario a incontrare i propri figli. L’altro aspetto è quello dei rischi di violenza domestica. Già il 1 aprile 2020 la Rete Europea dei Garanti per l’infanzia e l’adolescenza avvertiva dei rischi di aumento della violenza domestica nei confronti dei minori così come della violenza assistita intrafamiliare, vale a dire la violenza di cui bambini e ragazzi sono spettatori”.

Per quanto riguarda il sistema di tutela minorile (servizi sociali, per come coordinati dalla giustizia minorile) si sono registrate “importanti innovazioni in termini di relazioni con le famiglie, indagini ispettive e monitoraggio dei minori. Le strutture dei servizi sociali hanno fatto largo uso delle modalità di lavoro a distanza (smart working), riducendo così le possibilità di contatto diretto esterno”. “Nel 2020 – si legge nel Rapporto molti percorsi di adozione hanno dovuto subire rallentamenti se non proprio battute d’arresto. La pandemia è intervenuta su un sistema estremamente complesso, caratterizzato da importanti lentezze, sia da parte dei servizi sociali sia degli uffici giudiziari, oltre che da una tendenza alla diminuzione costante delle adozioni”. La povertà minorile e quella educativa sono altri due aspetti evidenziati nel Rapporto.

Come abbiamo testimoniato quotidianamente nella nostra pagina “Lettere dal carcere” la pandemia ha avuto effetti devastanti nell’ambiente penitenziario. Una situazione confermata dal Rapporto di “A Buon Diritto”: “La pandemia ha avuto implicazioni importanti sulla garanzia e l’effettività del diritto alla libertà personale e alla corretta esecuzione delle misure restrittive, determinando una sorta di convergenza tra emergenza pandemica e la preesistente, cronica, emergenza che caratterizza da anni molti i luoghi di privazione o limitazione della libertà (carceri, centri di permanenza per i rimpatri, ecc.). L’incidenza del virus e delle correlative misure di contenimento è stata, infatti, notevolmente maggiore relativamente ai “prigionieri”, ovvero ai soggetti, per varie ragioni e in vari contesti, sottoposti a misure limitative della libertà personale”.

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