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IL 23 NOVEMBRE SI DECIDE SU OPEN

Open – La fondazione Open fu il motore di tutti gli eventi della Leopolda a Firenze. E fu una delle leve dell’ascesa politica di Matteo Renzi. Nell’ambito del procedimento Open,  La Corte Costituzionale deciderà il prossimo 23 novembre l’ammissibilità del conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato. Lo si è appreso oggi dopo il proseguimento dell’udienza preliminare. In corso davanti al giudice Sara Farini di Firenze. I magistrati fiorentini inserirono nel  fascicolo delle indagini chat e mail di Matteo Renzi quando questi era già Senatore. La Consulta dovrà decidere se i magistrati avrebbero dovuto chiedere autorizzazione preventiva al Senato.

La cassazione si è già pronunciata

Ricordiamo che i giudici della Cassazione avevano già annullato senza rinvio l’ordinanza del tribunale del Riesame di Firenze, che aveva confermato il decreto di perquisizione emesso il 20 novembre 2019 nei confronti dell’imprenditore Marco Carrai ed altri dieci indagati. Nell’ambito del filone principale dell’inchiesta sulla fondazione che organizzava la Leopolda.Nelle 22 pagine di motivazioni la Cassazione respinse alcune argomentazioni del Riesame. La Corte censurava anche la mancata adesione alle precedenti decisioni sullo stesso tema.  Per due volte infatti la Cassazione aveva annullato con rinvio. Cassata anche l’attribuzione di partito politico data alla fondazione.

In caso di conflitto ammissibile

Se il conflitto dovesse essere giudicato ammissibile, I giudici della Consulta dovranno procedere a valutare il merito della questione. La sentenza arriverà probabilmente nel 2023. In questo caso, il gup fiorentino Sara Farini potrebbe decidere la sospensione dell’udienza preliminare, che avrebbe un lungo slittamento dei tempi. Se invece dichiareranno inammissibile il conflitto, non si porrà il problema della prosecuzione dell’udienza preliminare. Per le presunte irregolarità nei finanziamenti alla fondazione Open, la fondazione nata per sostenere le iniziative politiche di Renzi, la procura di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio di 11 persone, tra cui l’ex premier oggi senatore di Italia Viva, i parlamentari Maria Elena Boschi e Luca Lotti, l’ex presidente di Open Alberto Bianchi e l’imprenditore Marco Carrai. Coinvolte nell’inchiesta anche quattro società.

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