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Il bandolo della matassa

Sull’elezione del prossimo Capo dello Stato gravano in maniera preponderante gli interessi, le preoccupazioni, le ambizioni dei partiti, le paure dei parlamentari,le opportunità dei segretari.

Ma vengono subordinate a questi, le opportunità, le necessità e le speranze del paese.

Il partito democratico cerca di eleggere un capo dello Stato che non sia Berlusconi.

Ma i maliziosi non dimenticano che l’attuale segretario è il nipote dello storico braccio destro di Silvio Berlusconi.

Fantapolitica pensare che troveranno un’intesa politica. Ma sicuramente potrebbero trovare un accordo.

Interessi

Vedremo su chi e su quale scenario

Eppure al segretario del partito democratico non dovrebbero dispiacere troppo le elezioni anticipate.

Se le camere venissero sciolte toccherebbe ad Enrico Letta fare le liste in posizione di forza. Anzi di proscrizione.

Uno scenario ideale per sbarazzarsi, sicuramente a causa del taglio, ma anche per interessi ed opportunità politica, di tanti ex renziani ed avversari interni.

Uno scenario molto differente gli si potrebbe prospettare, se si arrivasse a scadenza naturale e nel frattempo il partito democratico facesse in tempo a fare il congresso.

Magari Letta, uomo non particolarmente mediatico, potrebbe addirittura perdere le primarie.

O, comunque, arrancare trovandosi in una situazione di debolezza al momento dico comporre le liste .

In fondo perderebbe le lezioni ma diventerebbe padrone in casa propria.

Nel centro destra forse solo a Berlusconi non interessano particolarmente, le elezioni anticipate.

Interessi

Lui si gioca l’occasione della vita

Per quanto in salita possa essere, per quanto poche possano essere le probabilità, l’anagrafe non gli consente altre opportunità di ritentare.

Interessante la galassia pentastellata, dove la stragrande maggioranza dei deputati e senatori teme le elezioni più dell’apocalisse.

Però sicuramente se oggi Giuseppe Conte avesse la certezza di essere lui a fare le liste, avrebbe in mano la possibilità della vita per stabilizzare un movimento fuori controllo.

Allora sì che gli converrebbero, le elezioni.

Il problema è che la posizione di Giuseppe Conte, in una struttura totalmente fatiscente come quella dei pentastellati, non gli dà certezze a riguardo.

Sicuramente Di Maio ha bisogno di tempo per mettere da parte definitivamente l’ex presidente del consiglio e riprendersi partito.

Mentre al centro si sta cercando di federare qualcosa, con un Renzi in pole position per cercare di dire la sua sul Capo dello Stato.

Oggettivamente quello che D’Alema definiva l’uomo più impopolare d’Italia, è, sondaggi alla mano, politicamente ininfluente.

Eppure controlla una pattuglia fondamentale per l’elezione del presidente.

In tutto ciò le esigenze del paese vengono sempre relegate in secondo piano.

Paradossalmente si parla tanto di contrastare la pandemia, ma gli interessi e i ragionamenti utilitaristici della nostra classe dirigente continuano a penalizzare le esigenze del paese reale.

Viene da pensare, in un contesto tanto miope, con le correnti situazioni attuali , quale sarà lo scenario che andrà a realizzarsi…

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