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Il grido del Coa di Livorno: «Pochi magistrati in Tribunale»

Al termine dell’assemblea generale, svoltasi ieri, gli avvocati dell’Ordine di Livorno hanno votato all’unanimità un documento in cui denunciano la carenza di magistrati nel Tribunale civile. Una situazione che rispecchia quanto accade a livello nazionale. I legali livornesi chiedono che le piante organiche dei magistrati togati vengano implementate «per assicurare l’effettività del servizio giustizia». A sostenere l’iniziativa del Coa anche alcuni sindaci del territorio.

Trasferimenti, pensionamenti e congedi per maternità stanno assottigliando la pianta organica dei magistrati in servizio presso il Tribunale della città toscana con inevitabili ripercussioni sulle attività giudiziarie, sul lavoro degli avvocati e sulla vita dei cittadini e delle imprese. Alle preoccupazioni si aggiunge il rammarico: quello di Livorno è stato per molto tempo annoverato tra i venti Tribunali più efficienti d’Italia. Fabrizio Spagnoli, presidente del Coa livornese, sostiene che «accendere i riflettori su una situazione locale e nazionale significa fare il bene di tutti». «La nostra – dice al Dubbio Spagnoli – non è una battaglia esclusivamente territoriale, dato che ci sono dei Tribunali messi peggio del nostro. Patiamo una situazione generalizzata, che non ha risparmiato neppure noi. Nei giorni scorsi il presidente del Tribunale di Roma ha denunciato una situazione drammatica con ripercussioni sullo svolgimento delle udienze penali. La magistratura ordinaria togata è sottorganico del 15 per cento. Nella giustizia civile il numero dei magistrati è inadeguato rispetto alla domanda di giustizia del paese. Gli strumenti, messi in campo anche con il Pnrr, stanno dimostrando tutti i loro limiti. La politica giudiziaria deve svoltare. Ci vuole coraggio nell’assunzione di nuove forze, perché l’Italia ha bisogno di aumentare quantomeno della metà l’organico dei magistrati».

Il presidente del Coa di Livorno evidenzia il valore della giustizia civile pienamente efficiente, «in grado di produrre 2,5 punti di Pil». «Ci sono – prosegue Spagnoli – tutte le condizioni per intervenire, ma occorre la volontà politica. A Livorno stiamo assistendo ad una progressiva riduzione dell’organico dei magistrati civili, che da dieci, fino al prossimo gennaio, rischiano di diventare quattro o addirittura tre. E non sono previste nuove assegnazioni. Questa situazione, che ha subito nel giro di poco tempo una inaspettata accelerazione, ci preoccupa, considerato che il nostro Tribunale è stato per molto tempo tra i primi venti in Italia per efficienza. È inspiegabile, per esempio, il meccanismo che non è in grado di sostituire un magistrato che si sa già che andrà in pensione».

Il grido dell’avvocatura è condiviso dai sindaci del circondario. Tra questi, oltre a quello di Livorno, i primi cittadini di Piombino, Cecina e Castagneto Carducci, che hanno inviato qualche giorno fa una lettera alla ministra della Giustizia. «Nel tempo – scrivono – si è assistito ad un susseguirsi di decisioni che hanno fortemente indebolito la dotazione organica di magistrati: da ultimo l’assegnazione ad altro incarico del Giudice dottor Franco Pastorelli, che rimarrà escluso dalle funzioni giurisdizionali per il periodo di due anni, andando nell’immediato a determinare la scopertura del ruolo di giudice fallimentare proprio nel momento di prossima entrata in vigore della nuova legge sul codice della crisi di impresa». I sindaci temono una compressione dei diritti. Per questo chiedono al governo di intervenire. «Consapevoli – aggiungono – che tra i diritti del cittadino, tutelati sia a livello costituzionale che dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, rientra quello alla ragionevole durata del processo, riteniamo di aderire alle preoccupazioni espresse dagli avvocati del Foro di Livorno relativamente al pregiudizio che la costante riduzione del numero dei giudici togati civili può arrecare al corretto funzionamento del Tribunale di Livorno». Il dossier sugli organici negli uffici giudiziari di Livorno non potrà non essere preso in considerazione dal nuovo ministro della Giustizia.

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