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Il razzismo degli antirazzisti

Il razzismo non deve pregiudicare. Le idee camminano sulle gambe degli uomini; frase assolutamente vera.

Quando si tratta di scegliere persone che debbono rappresentare un qualcosa, per rivestire un ufficio, una carica pubblica, debbono essere le qualità di quelle persone a prevalere nei criteri di scelta. Sembra che Kamala Harris, vice di Joe Biden sia addirittura meno popolare dell’ impopolare nonnetto alla guida del mondo libero.

Sin da subito la giovane e rampante Kamala, è diventata un’icona ed un simbolo per i liberali ed i radicali americani. Coraggiosa ex senatrice, ex procuratore distrettuale rampante e soprattutto donna afroamericana ed asiatica. Si è però rivelata poco efficace e preparata nella sua funzione.

Ma la cosa triste sta nel fatto che l’apprezzamento nasceva spesso da un fattore etnico e razziale di provenienza.

La vera vittoria contro una società che applica la discriminazione razziale, la si ottiene quando la razza non ha più alcun peso, alcuna funzione discriminante. Praticamente non viene presa in considerazione culturalmente all’interno della stessa società.

I have a dream

Nel suo celebre discorso “I have a dream” Martin Luther King spiegò esattamente dove portava questo grande sogno. Affermò: “Io ho davanti a me un sogno. Che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere”.

Una persona è quella che è nella sua individualità, e le sue capacità, nelle qualità del suo lavoro.

La presidenza Obama ha avuto aspetti estremamente positivi nel campo della responsabilizzazione del sistema sanitario, esteso a milioni di americani. Ha avuto lungimiranza nei tentativi di creare un autonomia energetica forte e di ricercare, per quanto con momenti di estrema tensione, un dialogo stabile con Pechino e Mosca, portato avanti tenendo coesa la NATO.

Le colpe della Clinton

Non ha funzionato, anche in buona parte per colpa della signora Clinton, la stagione delle primavere arabe. Ma le considerazioni sui suoi meriti e sui suoi demeriti debbono prescindere dalla sua appartenenza etnica. Con criteri di giustizia si valuta l’uomo, il suo operato, le sue capacità, non il colore della sua pelle.

Mandela, Thomas Sankara, sono stati grandi leader politici, il fatto che fossero di colore è un dettaglio.

Ronald Reagan è stato il più grande presidente degli Stati Uniti che io abbia avuto modo di vedere nella mia vita, il fatto che fosse un bianco protestante non va preso in considerazione per valutarlo.

Dobbiamo mettere in atto il sogno di Martin Luther King e capire che la vera vittoria di una società veramente libera da qualsiasi discriminazione, avviene quando non esistono suddivisione o favoritismi o giudizi in senso positivo o negativo in base alla razza. Mandiamo avanti solo per esclusivamente le qualità.

Giudichiamo i leader politici dai risultati, non dalla loro provenienza etnica.

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