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La fiction Cuori bella, ma con una grave mancanza della RAI

CUORI è una fiction molto bella e, soprattutto, molto interessante prodotta dalla RAI. Bravi attori e accurata ambientazione anni ‘60. La trama, brevissima: a Torino l’equipe medica di cardiologia sta studiando la possibilità di effettuare il primo trapianto cardiaco al mondo.

Gli studi sono ben avanzati, ma il movimento dei medici cattolici, supportati naturalmente dalla Chiesa, si oppongono per ragioni talebane, causando il rallentamento dei finanziamenti per la ricerca. Come conseguenza il Dott. Barnard, del Groteschure Hospital di Città del Capo, li batte sul tempo.

Ma c’è ancora la possibilità di essere i primi in Italia. Interessante quindi la storia, vera, dei fatti. E interessante l’inserimento da museo dei macchinari dell’epoca e addirittura delle lastre dei raggi X, che paragonate a quelle odierne sembravano agglomerati nebbiosi dai quali i medici, bravissimi, riuscivano a trovare le magagne del cuore.

Insieme alla storia fattuale si intersecano storie d’amore, gelosia, amicizia, tradimenti e scoramenti tra i vari medici, i loro famigliari e direttori sanitari. Un casino che non finiva più, al punto tale che evidentemente chi l’ha scritta, questa storia, non sapeva più come raccapezzarsi e ieri sera, per l’ultima puntata, ha chiuso senza chiudere.

Cioè è finita la serie lasciando le conclusioni alla fantasia di ognuno di noi spettatori. Questa è una cosa che non si fa, cara RAI, perché prima di tutto noi paghiamo, nolenti, il canone, e per questo ci dovete dare il prodotto finito e non modello IKEA, con gli strumenti per completarcelo da soli.

E poi perché quando si inizia una cosa la si finisce, altrimenti si appare come dei Yao Tao Mo Me, che per i Cinesi significa che mangiare un pesce con la testa e senza la coda che scredita chi lo fa riducendolo ad una persona non affidabile.

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