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Lega e Fratelli d’Italia contro Ius scholae e cannabis. Salvini convoca i suoi

Scontro aperto tra Pd e M5S, da un lato, e Lega e Fratelli d’Italia, dall’altro, sull’arrivo in Aula di Ius scholae e la coltivazione domestica della cannabis. Sullo sfondo, le diatribe interne al Movimento, che non lasciano tranquilli gli alleati dem soprattutto dopo le parole riportate dal sociologo Domenico De Masi secondo il quale Draghi avrebbe riferito a Grillo di rimuovere Conte dalla guida M5S.

Ma andiamo con ordine. La tensione tra i due schieramenti è salita quando è arrivata alla Camera la legge sullo Ius scholae, che permetterebbe di ricevere la cittadinanza italiana ai figli di immigrati che abbaino compiuto un ciclo scolastico di cinque anni in Italia. «Finalmente comincia l’esame in aula della nuova legge sulla cittadinanza attesa da trent’anni – ha scritto sui social la capogruppo Pd alla Camera Deborah Serracchiani – Lo Ius scholae riconoscerà a circa 900mila ragazze e ragazzi che di fatto sono italiani il diritto di esserlo: è una norma di civiltà e di giustizia e mi sento di rivolgere un appello a tutti i parlamentari perché ascoltino l’opinione della maggioranza degli italiani e mettano da parte calcoli di propaganda e bandierine per approvarla insieme».

La segue a ruota tutto il centrosinistra, dal M5S a Italia viva, passando per +Europa. Se per il grillino Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera e relatore del provvedimento, lo Ius scholae «è un modello che dimostra un radicamento vero nel nostro Paese», per Riccardo Magi di +Europa la legge «è un passo importante, positivo e necessario».

D’accordo il renziano Michele Anzaldi, secondo il quale «l’approdo in Aula del testo rappresenta un’occasione fondamentale per dare pieni diritti a oltre 500mila bambini che frequentano le scuole italiane». Netta opposizione da parte di Lega e Fratelli d’Italia, che si è tradotta con le barricate preparate direttamente dal segretario del Carroccio, Matteo Salvini. «Nelle ore in cui la Lega lavora per blindare l’equo compenso in Commissione Giustizia al Senato (poi approvato, ndr), da Pd e 5Stelle arriva una forzatura su cittadinanza facile e cannabis alla Camera – si legge in una nota diffusa dalla Lega nel primo pomeriggio – Per la Lega, la sinistra che insiste su temi divisivi e che nulla c’entrano con le emergenze degli italiani si rende responsabile di un gravissimo attacco alla maggioranza e quindi al governo». Per poi affidare al capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, la convocazione di una riunione urgente dei deputati alla quale ha preso parte anche Salvini.

Niet anche da Fd’I, con la presidente Giorgia Meloni che viaggia sulla stessa lunghezza d’onda dell’alleato di coalizione. «Mentre imprese e cittadini sono in ginocchio davanti una grave crisi economica, caratterizzata dal caro carburante e dagli aumenti in bolletta, la sinistra al governo porta in Aula le sue priorità: cittadinanza facile agli immigrati e legalizzazione degli stupefacenti – ha detto la presidente dei Conservatori europei – Come sempre, totalmente sconnessi dalla realtà». Ma la battaglia sui diritti tra destra e sinistra è proseguita con un botta e risposta sulla legge 194 che regola l’aborto tra il senatore Simone Pillon, della Lega, e la senatrice Valeria Fedeli, del Pd.

«Dal 1978 a oggi abbiamo perso a causa dell’aborto circa 6 milioni di connazionali, cui vanno aggiunti i figli che sarebbero nati da loro», ha detto Pillon collegando la denatalità alla 194. Per ricevere la risposta stizzita di Fedeli. «Il rispetto delle leggi dello Stato, 194 compresa, è responsabilità comune e lo è soprattutto per chi siede in Parlamento – ha replicato l’esponente dem – Non si discute la libertà di opinione o di scelta, ma quello che è inaccettabile è colpevolizzare le donne».

E i mezzo a questo cima rovente, al Nazareno si fanno i conti con la possibilità fuoriuscita del Movimento dal governo, seppure smentita ieri da Draghi. Che fare, in caso di addio degli alleati alla maggioranza? Per il senatore Andrea Marcucci, vicino gli ex renziani, la soluzione è staccarsi dallo stesso Movimento. «Il crescente nervosismo di Giuseppe Conte e del M5S contro il governo Draghi, nato da una semplice intervista, è una mina sulla stabilità necessaria all’Italia in questi ultimi mesi di legislatura – ha detto Marcucci in riferimento alle parole di De Masi – Credo che dai 5 Stelle arrivi un messaggio chiaro al Pd, in tema di alleanze nulla deve essere dato per scontato: le intese per il 2023 si devono fare sulla base di una condivisione di posizioni in politica interna ed internazionale».

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