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Mutazioni importanti e instabilità quotidiana delle superpotenze

Se sicuramente c’è un epoca di grandi mutazioni, quella è l’attuale. Soprattutto dal punto di vista dell’importanza occidentale nel determinare la storia del mondo ed il destino dei popoli.

Paradossalmente eravamo convinti che la nostra forza avrebbe portato tutto il mondo a vivere a modo nostro. Tanto addirittura da poter pensare di accettare un grande multiculturalismo cosmopolita. Semplicemente perché convinti della forza aggregante dei valori di una civiltà che noi stessi abbiamo nominato con la nostra stupida cecità.

Dal take off della Rivoluzione Industriale, effettivamente l’occidente riuscì ad imporre una supremazia che certo portò abusi e forzature a danno di altri popoli. Ma anche e soprattutto portò benefici legati a democratizzazione, riconoscimento di libertà individuali e diritti fondamentali.

La fine dell’eurocentrismo a seguito del primo ma ancor più del secondo conflitto mondiale, determinò sicuramente un ridimensionamento dell’Europa quale palcoscenico principale della politica mondiale. Ma venne comunque arginato dall’importante ruolo al quale assursero gli Stati Uniti, fondamentalmente figli dell’Europa e dell’Occidente. Dei valori dell’Europa e dell’Occidente.

Le nuove potenze mondiali

Oggi Cina, Russia, India, Turchia sono potenze che si affacciano sulla scena mondiale indipendentemente dall’Europa, autonomamente dall’occidente. I valori di queste civiltà, in aperto contrasto con il modello di vita occidentale sono in competizione in vista di un nuovo ordine mondiale.

All’inizio del nuovo millennio tutti avrebbero scommesso che l’evoluzione naturale dei popoli sarebbe stata una democrazia. Che fosse l’unico sistema di governo immaginabile per il futuro dell’umanità.

Si era talmente tanto convinti di ciò che l’arroganza e la tracotanza delle imposizioni finì per allontanare un paese che poteva e doveva essere fratello dell’Occidente quale la Russia.

La debolezza con cui si sono difesi i valori che hanno fatto grande la nostra civiltà, hanno finito per convincere questi grandi stati motori di civiltà importanti, non a vederci come un esempio da seguire, ma come un modello di decadenza da evitare.

Noi abbattiamo le statue, cancelliamo i simboli, chiediamo scusa per il colonialismo, per la nostra religione. Loro sono sempre più fieri della loro storia, della grandezza dei loro imperi nel tempo, delle conquiste a danno di altri popoli.

Noi abbiamo un tasso di natalità critico. Specialmente in Italia rischiamo un tracollo demografico, loro ambiscono a crescere nel numero. La nostra civiltà invecchia, loro rigenerano le loro civiltà con le culle e con la tradizione e la storia che le ha fatte grandi.

In queste condizioni c’è da avere paura per la sopravvivenza della democrazia liberale occidentale, che potrebbe soccombere ad altri modelli extra occidentali e meno democratici.

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