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Rottamare il rottamatore Renzi

Rottamare il rottamatore Renzi.Scacco matto. Il centro sinistra trova la quadra con Calenda. Ma questa volta sbattendo fuori il rottamatore. Dopo qualche anno il buon Enrico Letta ottiene la sua rivalsa.

Alla resa dei conti

Quel famoso Enrico stai sereno, deve essere risuonato tante volte in questi anni nella testa di Letta. Quella frase che sapeva tanto vivere da quando Matteo Renzi, che si era preso il partito giurava dii non volersi prendere il governo. Di non voler sfrattare l’attuale segretario del PD. Ed invece Enrico Letta fu costretto ad un umiliante cerimonia di passaggio della campanella, proprio verso l’allora rottamatore rampante.

Sicuramente la politica non è influenzata solo da rivalse personali. Ma in questo momento il dolce sapore della vendetta deve aleggiare nella bocca di più di qualcuno.

Renzi in quel periodo, nella sua ascesa veloce e poco delicata, di piedi ne pestò molti. E solitamente chi viene dalla tradizione comunista ha la memoria bella lunga. E la pazienza del cinese, non per aspettare sul fiume il cadavere del nemico. Ma per gettare le condizioni che creino il cadavere.

Trappola ben congeniata

Renzi ha reagito con dichiarazioni sferzanti. Come comunque nel suo stile.”Questo accordo è un’occasione persa, si poteva creare un polo di centro che poteva arrivare al 10%. Noi, liberi e coraggiosi, andremo da soli”. Ha immediatamente affermato. Asserendo anche che la politica per lui non è rinunciare alle proprie idee per una poltrona.

Ha il cuore il quorum è incredibilmente lontano. Lo sa lui, come lo sa bene il Partito Democratico. Questo accordo è costato al Partito Democratico la cessione del 30% dei collegi uninominali a Calenda. Però sul piatto c’è anche la fine di Italia Viva.

Anche perché, Renzi sarà anche schifato, ma non risulta sia arrivata qualche telefonata per invitarlo all’accordo. L’escluso al tavolo delle trattative era proprio lui.

Difficilmente potrà rivalersi

Qualcuno potrebbe pensare che Renzi in questo momento si trova davanti  un’autostrada libera, cercando di intestarsi da solo il centro. Il problema è che la sua figura è troppo usurata per rappresentare un elemento di novità. In questo gli serviva una come quella di Calenda. Che lo ha invece lasciato a piedi.

Non chiede l’autostop a nessuno. Ma non soltanto per dignità politica e coerenza ideologica. Ha capito benissimo che non si fermerà nessuno a dargli un passaggio.

Sia  destra che sinistra si sono mosse per avere personaggi che li portino qualcosa del centro. In realtà è solidamente presidiata quell’area politica.

Ed inoltre il tempo è troppo poco per la costruzione di un soggetto efficace che vada oltre l’Italia Viva. Ed i sondaggi sono troppo negativi per attrarre personaggi che potrebbero fare la differenza.

Stavolta la trappola è preparato molto bene. E nonostante le grandi capacità di divincolarsi di Renzi, appare difficile uscirne salvo per lui.

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