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Un immigrato gli occupa la casa. E ora Nonno Renzo sta morendo

Ma voi l’avete seguita la storia di Renzo, il pensionato delle ferrovie che vive su un terrazzo? Ci combatte da settimane Mario Giordano con la sua Fuori dal coro, che da sola ha già liberato quasi più case abusivamente occupate dello stato, il che dice tutto del Paese che siamo. Un Paese dove la polizia, come hanno mostrato i servizi della trasmissione, scorta l’abusivo, un pregiudicato bengalese che fa la bella vita, dalle “molestie” di una giornalista che va a chiedergli: Hussein, che dobbiamo fare? Lo sai che Renzo per colpa tua sta morendo? E sta morendo.

La piaga delle case occupate

Quasi tre anni fa l’ottantatreenne si era impietosito davanti alla favola bella dell’immigrato che cercava un posto, un lavoro, un futuro: lo aveva aiutato a mettere in piedi un locale – tre, ne gestisce, attualmente, il mascalzone -, gli aveva affittato casa sua. L’altro dopo pochi mesi ha smesso di pagare la pigione, non è più andato via e Renzo si è ritrovato nell’unico posto che gli restava. Un terrazzo riparato alla peggio, lastre di plastica come pareti, una stufa a pellet per non crepare di freddo, una straziante suddivisione tra zona giorno e zona notte. Ed è arrivato l’inverno, gelido in tutti i sensi, e Renzo che ha i malanni dell’età ha cominciato a scendere, a scendere, sempre più giù nel buco. Poi s’è arreso.

C’è lo sfratto ma l’abusivo resta

“Parliamoci chiaro” ha detto all’inviata di Fuori dal coro “a me resta poco da vivere: vorrei farlo tranquillo, a casa mia, ma ho capito che non ce la farò”. E non si sbaglia, perché è il solito porco scaricabarile, e nel barile ci sta lui, fra istituzioni democratiche ovvero pilatesche, tutto un lavaggio di mani sporche di indifferenza, un lavacro nel Gange della disumanità: il tribunale ha firmato lo sfratto esecutivo, ma nessuno lo ha mai portato a compimento; l’ufficiale giudiziario si trincera dietro la selva oscura di regolamenti; la polizia, come nei film anni ’70, ha le mani legate; il questore dice che se ne occuperà presto, lo dice da due mesi; il sindaco nuovo ha di meglio da fare, per esempio suonare alla chitarra Bello ciao.

Ciao, Renzo. Che per Natale hai messo un festone d’argento che a vederlo spacca il cuore. Che si è cucinato da solo, come ogni giorno, ha resistito fino a Capodanno e poi è rotolato giù nel buco: all’ultima puntata non ce l’hanno fatta a intervistarlo. Sta male. Si è arreso. Mario Giordano aveva le lacrime mentre ne parlava, perché è riuscito a rendere 53 case ai legittimi proprietari, i quali proprio in quanto legittimi vengono puniti dallo stato che, con la scusa delle leggi bastarde, preferisce tutelare i ladri e i mascalzoni. Ma questa volta no, non la spunta neanche lui. “Beh? Tanto quel vecchio presto morirà” dice Hussein, che ogni tanto, sapendo che torneranno a cercarlo quelli della tivù, si cambia colore allo scopettone che ha in testa: ossigenato, rosa, verde.

Proprietari di case dimenticati

Intanto le istituzioni democratiche si scocciano: “Eh, ma che volete, un po’ di pazienza, ci stanno pure le ferie di mezzo” rispondono alle telefonate di Fuori dal coro; e non si capisce se sia più cinico, più infame l’atteggiamento dell’abusivo o quello delle istituzioni latitanti. Uno poi si chiede: ma come è possibile che non tanto lo stato, che ormai lo conosciamo, ma almeno il quartiere, almeno la gente non faccia qualcosa – qualsiasi cosa, se mi capite? Come è possibile che la sorte, incredibile, oltre l’incubo, di un 83enne in fin di vita non smuova nessuno, neanche qualche sbirro di buon cuore? Altro che nonno Renzo: qui c’è uno spettro che ha chinato la testa, come un fiore sfibrato, e aspetta solo l’ultimo respiro. Su un terrazzo travestito da monolocale. Manco una bestia in canile.

Sì, Renzo creperà, si toglierà dai coglioni finalmente, ma della sua fine porteranno la colpa in tanti: tutte le sacre istituzioni che hanno altro da fare, tutta la gente che sa e non vuole sapere, e da ultimo, solo da ultimo, un cialtrone bengalese che accumula pendenze, vive felice e davanti all’inviata di Fuori dal coro ride: “Vaffanculo, quel vecchio deve morire, se non te ne vai chiamo la polizia”. E la polizia viene e lo scorta, dice alla giornalista molesta di smetterla, di star lontana. Come possano anche loro, come possano tutti, come gli basti ripetere che “questa è la legge”, non si capisce. Del resto, in nome della legge non si stanno perpetrando abusi e discriminazioni che non si ricordavano dai tempi delle leggi razziali, del binario 21 che portava via la gente sui vagoni di piombo, destinazione l’inferno?

Fonte: nicolaporro.it

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